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Corporate, product e personal branding

Negli ultimi anni si sta affermando una forte propensione ad affiancare alla comunicazione corporate la valorizzazione dell’immagine del leader. Tra i primi casi possiamo citare, già negli anni 80, i famosissimi “pirati della Silicon Valley”, Bill Gates e Steve Jobs, che hanno fatto da traino alle loro imprese determinando, non solo i nuovi must del mercato, ma anche dei veri e propri movimenti culturali.

In questa direzione si sono poi mossi anche il leader della Virgin, Richard Braanson, il genio della Tesla, Elon Musk e il creatore di Facebook, Mark Zuckerberg.

La strategia di comunicazione attuata da tali leader ha rappresentato un’innovazione rispetto al mainstream dell’ultimo decennio del XX secolo. In quegli anni, infatti, la maggior parte delle aziende si dividevano in due diversi approcci di marketing: chi puntava sul brand della corporate e chi su quello del prodotto.

Il primo vede tutt’oggi protagoniste aziende come Coca Cola, Pepsi, Mc Donald’s, Nike, Adidas, Barilla, GE, Ikea, mentre nel secondo si trovano aziende come, Procter&Gamble, Unilever o LVMH.

I brand che investono tutto sull’immagine corporate hanno modellato le aziende in modo da affascinare i clienti realizzando un reale rapporto di interconnessione fino ad individuare dei pay off aziendali che oggi sono riconducibili a vere e proprie filosofie di vita com’è nel caso del “JUST DO IT” della Nike”.

Le aziende invece che hanno investito più sul prodotto l’hanno fatto per massimizzare il budget dedicato alla sua commercializzazione, orientandosi ad essere multi-mercato come P&G, che va dai detersivi ai farmaci, passando per decine di prodotti di utilizzo giornaliero. Solo nel 2012 arriva la scelta di investire anche sul corporate branding, con la famosa campagna dedicata alle donne in onda durante le Olimpiadi di Londra: “Grazie di cuore Mamme”. Ovviamente anche Unilever dopo due anni, nel 2014, realizza la prima campagna di corporate branding affidandosi alla famosa agenzia Ogilvy&Mather e David.